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Vivere la città di Potenza. Proposte, proteste e suggerimenti. La piazza virtuale dei potentini.
SOCIETA'
19 ottobre 2013
Senza soluzioni il problema elettrosmog a Potenza
 

Ci siamo occupati spesso dell’emergenza elettrosmog a Potenza, emergenza destinata a rimanere viva in quanto non ci sono novità per quanto concerne la regolamentazione degli impianti che emettono le velenose emissioni.

Le emergenze a Potenza sono distribuite su due fronti, la presenza di elettrodotti ad altissima tensione e il proliferare dei ripetitori di telefonia mobile oltre che la presenza di molti ripetitori radiotelevisivi e quelli utilizzati dalle forze dell’ordine.

Prendiamo atto che il Comune consente di costruire nuovi fabbricati a distanza molto ravvicinata dagli elettrodotti e che la promessa di spostare la sottostazione ENEL di via del Gallitello è solo e sempre una promessa, torniamo a focalizzare l’attenzione sugli impianti di telefonia mobile in seguito alle proteste messe in atto dai cittadini per la realizzazione di un nuovo impianto a Rossellino e per il blocco dei lavori operato dalla Polizia Locale alla costruzione di una Stazione radio Base per carenza di autorizzazioni.

La città di Potenza è ormai assediata da impianti che emettono elettromagnetismo, le compagnie telefoniche hanno coperto quasi tutto io territorio cittadino anche perché del famoso Piano per localizzazione delle antenne non s’è mai vista la nascita, per anni il Comune ne ha annunciato l’adozione ma di con concreto s’è fatto poco o nulla.

Per amor di verità c’è da dire che andrebbe rivisitata la normativa regionale, la Legge n° 30 del 30/04/2000 è stata resa inefficace in più punti dopo l’introduzione, avvenuta nel 2003, del Codice delle Comunicazioni, il cosiddetto Decreto Gasparri, che in pratica da mano libera ai gestori e pochi margini di intervento alle Regioni ed ai Comuni.

I punti salienti della Legge n° 30/2000 della Regione Basilicata prevedevano l’autorizzazione di competenza regionale, si istituiva il Catasto degli impianti e si obbligavano i Comuni a dotarsi di un Piano per la localizzazione degli impianti, orbene il Codice delle Comunicazioni ha sottratto alle Regioni il potere autorizzativo demandandolo ai Comuni, la Regione Basilicata ha disobbedito alla stessa sua Legge non attivando il Catasto delle antenne e i Comuni, dal canto loro, non si sono dotati, salvo casi sporadici, di nessun piano che potesse in qualche modo regolamentare la distribuzione sul territorio dei ripetitori.

Il Comune di Potenza, quello che ha il più alto numero di Stazioni Radio Base in Basilicata, non ha mai ottemperato all’articolo 5 della Legge 30/2000, più volte è stato annunciato il varo del Piano di Localizzazione ma poi in pratica non se n’è fatto niente. La mancanza di un qualsivoglia strumento regolatorio ha dato carta bianca ai gestori che hanno provveduto a posizionare i loro ripetitori anche in aree densamente abitate, vicino a scuole, luoghi di cura e perfino sui campanili di alcune chiese.

La zona più intensamente “antennizzata” è il Centro Storico dove insistono oltre una ventina di Stazioni Radio Base lungo l’asse di via Pretoria per circa 700 metri, oltre alle tante antenne di telefonia mobile ci sono ripetitori radiotelevisivi e delle forze dell’ordine a cui bisogna aggiungere il WiFi libero del Comune e dalla Provincia, gli abitanti della parte antica di Potenza sono sottoposti ad un autentico bombardamento elettromagnetico.

Quanto rischiano coloro che vivono immersi nei campi elettromagnetici? Ci sono due correnti di pensiero, quella che si rifà alle Leggi che regolano la materia secondo cui se i limiti di elettromagnetismo imposto dalle leggi nazionali sono rispettati non bisogna preoccuparsi, non sono dello stesso parere moltissimi eminenti scienziati che raccomandano la massima prudenza in quanto gli studi epidemiologici sul fenomeno sono ancora in corso e ci vorrà molto tempo prima che si arrivi ad una conclusione univoca. Per intanto prendiamo atto che la comunità scientifica ha ormai le idee chiare, anche se la comunicazione di massa tende a privilegiare, sulla spinta degli interessi dell’industria, la diffusione di pareri rassicuranti. Ma per ogni ricerca tranquillizzante sbandierata, ce ne sono molte preoccupanti che passano sotto silenzio. La civiltà delle telecomunicazioni ha i suoi rischi e i suoi problemi, in sintesi i campi elettromagnetici (CEM) causano, o possono causare, cancro e molti altri disturbi e malanni. Occorre limitare l’esposizione, riducendo i livelli di potenza delle antenne e moderando l’uso di cellulari e apparecchi wi-fi. Questo è fondamentale fino ai 12 anni di età, a rischiare più degli altri sono coloro che vivono entro i 60 – 70 metri da una SRB ragion per cui gli abitanti del Centro Storico di Potenza corrono molti più rischi di chi vive nel resto della città. Se è vero che non si può fare a meno del fondamentale servizio di telefonia mobile anche perché via etere si è creata una utilissima rete di trasmissione dati è altrettanto vero che si possono utilizzare tecnologie molto meno invasive per diffondere il segnale, al posto dei ripetitori posizionati in aree densamente abitate la tecnologia consente di utilizzare le cosiddette micro e nano celle che possono essere alimentate con la rete a fibre ottiche e che svolgono i medesimi compiti degli antennoni posizionate sui tetti, camuffati da camini, o da finti alberi.

Dal settimanale free press Controsenso


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permalink | inviato da ViviPotenza il 19/10/2013 alle 6:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SOCIETA'
14 settembre 2013
Più controlli per la tutela della salute



Di questi periodi in molte case di lucani, continuando una tradizione tramandata da generazioni, si usa fare la salsa o i pomodori pelati utilizzando un prodotto fresco. Cantine, soffitte, garage, sottoscala ogni posto è buono per lavorare il prodotto e fare le provviste che serviranno per un anno intero, in molti fanno scorte anche di ortaggi vari, soprattutto peperoni e melanzane che a seconda delle varie località vengono conservati in vario modo. Anche nel capoluogo di regione queste pratiche della tradizione lucana sono tenute vive in molte famiglie ed in città proliferano i punti vendita di frutta ed ortaggi che si affiancano alle tradizionali rivendite, la stragrande maggioranza dei punti vendita sono regolarmente autorizzati ma c’è lo zoccolo duro degli ambulanti abusivi che in barba alle numerose multe ricevute dalla Polizia Locale e dalla Guardia di Finanza continuano imperterriti a stazionare nei punti strategici della città.

Alla luce delle notizie di stampa provenienti dalla Campania a seguito delle rivelazioni di un pentito di camorra si consiglia di prestare molta attenzione prima di comprare pomodori o prodotti agricoli senza conoscerne la provenienza.

Ma cosa ha detto di tanto sconvolgente il pentito di camorra Schiavone? Ha rivelato che le organizzazioni criminali campane che gestiscono il traffico illecito di rifiuti speciali hanno seppellito nei campi coltivati migliaia di tonnellate di porcherie d’ogni genere, questo crimine unito alla pratica in essere da quelle parti di dar fuoco ai rifiuti urbani producendo diossina che si deposita sui campi, ha determinato una emergenza sanitaria che solo oggi viene a galla sui media nazionali.

Sconvolgenti le rivelazioni del prof. Antonio Giordano ordinario di anatomia patologica all’università di Siena e direttore dello Sbarro Insititue for cancer resarch, che rivela un numero spropositato di mutazioni, trasmissibili geneticamente negli animali, nelle piante e negli uomini, ceppi genetici pericolosissimi. Ancora più inquietanti le parole del prof. Antonio Marfella oncologo presso l’istituto tumori Pascale di Napoli quando afferma abbiamo ormai con certezza il dato che oltre un terzo delle donne in Campania si ammala di cancro della mammella prima della età dello screening, e cioè prima dei 40 anni.

Non è un mistero che la zona di provenienza di molti prodotti agricoli è proprio quella di cui parlano le cronache, si pensi ai famosi pomodori San Marzano, che non solo vengono trasformati per essere vendute in tutti i supermercati d’Italia ma vengono lavorati da tante massaie lucane che non hanno percezione del potenziale pericolo.

E’ giunta l’ora, una volte per tutte, che forze dell’ordine ed autorità sanitarie legalizzino una situazione non più sopportabile a Potenza dove decine di commercianti abusivi vendono prodotti di dubbia provenienza violando leggi e normative di natura fiscale e sanitaria.

Non si possono ignorare così clamorosamente leggi e direttive europee, a cominciare dalla Direttiva CE 2000/13 recepita dall’Italia con D.lgs 1090del 1992, che obbligano coloro che vendono prodotti agroalimentari a certificare ed esporre al pubblico la località di provenienza dei prodotti posti in vendita e che riguarda, in modo generale, l’etichettatura dei prodotti alimentari.

Per verificare com’è la situazione in città ci siamo fatti un ampio giro per le strade potentine ed oltre ad aver contato, un mercoledì mattina, 25 automezzi di abusivi dislocati in vari punti della città impegnati a vendere prodotti ortofrutticoli, siamo passati a verificare se i punti vendita stagionali autorizzati (alcune baracche sono state posizionate in punti strategici hanno venduto finora meloni ed angurie, ora espongono pomodori, melanzane e peperoni, ad ottobre passeranno a vendere uva da vino), siamo passati dai mercatini rionali, abbiamo visitato il banco dell’ortofrutta della grande distribuzione.

Una estemporanea indagine che disegna una mappa di diffusa illegalità e di mancato rispetto delle leggi. Ovviamente nessuna indicazione di provenienza dei prodotti sui mezzi degli abusivi salvo apposizione di grandi cartelli per attirare l’attenzione dei clienti che indicano la provenienza dei prodotti, in molti casi è evidentissima la truffa, è improbabile che il venditore dallo spiccato accento campano o pugliese possa vendere le percoche di Sant’Arcangelo o le melanzane di Rotonda ma da chi fa dell’illegalità la ragione della propria attività non ci si può aspettare di più

Quasi nessuna delle rivendite stagionali espone oltre al prezzo il luogo d’origine della merce esposta, abbiamo chiesto a qualcuno di loro la provenienza dei pomodori ed abbiamo appreso che nella stragrande maggioranza dei casi provengono da Palazzo San Gervasio, ci dobbiamo fidare?

A macchia di leopardo la situazione nei punti vendita a posto fisso, la maggior parte della merce esposta contiene l’indicazione della provenienza, qualcuno indica genericamente “Italia”, pochi indicano la regione quindi, per quanto concerne il pericolo derivante dall’acquisto di prodotti provenienti da regioni ritenute potenzialmente “pericolose” è concreto. Nei supermercati c’è più professionalità, non in tutti, ma più o meno si rispetta la legge.

Ovviamente non basta semplicemente scrivere su un pezzo di carta da dove viene quel prodotto, occorre che le forze dell’ordine, a cominciare dalla Polizia Locale, effettuino controlli a tappeto per accertare dalla documentazione “ufficiale” quali prodotti arrivano sulle tavole dei potentini, anche le autorità sanitarie farebbero bene ad effettuare controlli a campione per accertare la qualità dei prodotti messi in vendita.

Dal settimanale free press Controsenso


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permalink | inviato da ViviPotenza il 14/9/2013 alle 5:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
23 febbraio 2013
ANCORA FERMO IL CANTIERE DEL PARCO FLUVIALE
 

Sul cartello di cantiere piazzato su via della Fisica c’è scritto “Riqualificazione e recupero del Parco Fluviale del Basento”. Poi ci sono i nomi dei progettisti e di chi seguirà i lavori, l’importo dell’opera, intorno al milione di euro, e, in fondo al cartellone le date di inizio e fine lavori: 8 maggio 2012 e 2 maggio 2013. In pratica in un anno i potentini dovrebbero avere a disposizione una nuova area verde ove trastullarsi. Il condizionale in questo caso è d’obbligo. Subito dopo l’inizio dei lavori, il cantiere s’è fermato perché si accorsero che mancava un’autorizzazione, incredibile ma è così. Operai a casa e l’attesa che la burocrazia facesse il suo, lungo, corso. L’ufficio che doveva rilasciare l’autorizzazione era privo di dirigente abilitato alla firma e s’è perso tempo inutilmente.

Poi dal Comune comunicarono che tutto si stava mettendo a posto e subito dopo le festività natalizie il cantiere si sarebbe riaperto.

E passato Natale, Capodanno, l’Epifania, Carnevale, Pasqua s’avvicina ma i lavori sono ancora fermi.

La pista in betonelle è stata costruita una ventina d’anni fa dal Consorzio ASI e solo pochi mesi prima dell’inizio dei lavori di riqualificazione era stata dotata di alcune fontanelle e di qualche panchina, ai tanti frequentatori l’apertura del cantiere ha sottratto circa 300 mt per le salutari passeggiate o per praticare lo jogging.

Dopo 7 mesi di stop ai lavori chi si reca da quelle parti può notare che le reti che delimitano il cantiere sono state spostate, non si sa se l’apertura è stata fatta dal Comune o se sono stati gli stessi fruitori della pista. Sta di fatto che è stato ripristinato l’intero percorso che va dal Ponte Musmeci fino al Ponte S. Vito.

Con l’avvicinarsi della bella stagione saranno sempre di più i frequentatori di quest’area e ci si augura che i lavori, come più volte annunciato, riprendano al più presto, anche perché i podisti più “professionali” per non entrare nell’area del cantiere sono costretti a percorrere via della Fisica e parte della corsa avviene sulla strada essendo il marciapiedi transennato all’interno del cantiere.

Prendiamo atto che se fossero stati rispettati i tempi programmati dal 2 maggio prossimo avremmo avuto un nuovo spazio verde a disposizione, invece, se pur riprenderanno a breve i lavori, saranno due estati consecutive in cui bisogna convivere con i disagi per gli amanti della corsa libera in riva al Basento.


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permalink | inviato da ViviPotenza il 23/2/2013 alle 8:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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