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Vivere la città di Potenza. Proposte, proteste e suggerimenti. La piazza virtuale dei potentini.
SOCIETA'
26 maggio 2012
L'area industriale restituita alla città
 

E’ stata la proposta di un gruppo di giovani progettisti potentini, riuniti nello studio WOP, che hanno scatenato il dibattito sulla sostenibilità della città di Potenza e sulla voglia dei potentini di vivere la propria città in modo diverso da come avviene oggi.

La proposta di trasformare l’area che ha ospitato un grande allevamento suino, la famigerata Cip Zoo, in un grande parco cittadino ha fatto riscoprire ai potentini la voglia di partecipazione.

Non si ricorda a Potenza una così intensa voglia di partecipazione, un riappropriarsi di un senso civico sopito per anni. All’improvviso una moltitudine di cittadini ha deciso di dire basta alle scelte urbanistiche calate dai “palazzi” del potere che negli ultimi decenni hanno disegnato una città dalla vivibilità molto scadente.

Forse dovremo essere grati agli ingegneri, architetti, agronomi dello studio WOP che con la semplice proposizione di realizzare un parco hanno vivacizzato e rivitalizzato il dibattito politico sulle scelte urbanistiche operate in passato a Potenza.

La costituzione di un Comitato spontaneo, l’idea di rivolgersi alle istituzioni con una raccolta di firme in calce ad una petizione, un nutrito calendario di incontri per illustrare il progetto di realizzazione del Parco ai cittadini hanno fatto da catalizzatore e non passa giorno che sulla stampa locale non si parli del Parco della Città fortemente voluto dai potentini.

Il dibattito instauratosi intorno all’area ex Cip Zoo ha focalizzato l’attenzione sia sul verde pubblico cittadino che su quella parte di Potenza, quella orograficamente più pregiata, che sfugge alla regolamentazione e pianificazione del Comune in quanto inserita nell’area consortile dell’ASI.

Una sorta di enclave dove valgono regole diverse da quelle in vigore nel resto della città.

Bisogna fare un passo indietro nel tempo, al 1959, per capire perché un pezzo di Potenza è stato “scorporato” dalla città. Quella che era estrema periferia della città negli anni ’60 del secolo scorso cominciò ad essere interessata dai primi insediamenti industriali, la Chimica Lucana, la SiderPotenza, l’Italtractor, la Ponteggi Dalmine, la Mondial Piston, la Magneti Marelli occuparono i verdi prati sulle sponde del Basento e l’intera area venne “staccata” dalla città ed inserita nel Consorzio Industriale della Provincia di Potenza. Oltre alle industrie manifatturiere nacquero quelle legate al mondo dell’agricoltura, la Centrale del latte e la Cip Zoo. Subito dopo il terremoto del 1980 venne sottratto parte del suolo della Cip Zoo e venne realizzata un’area per piccole attività produttive oggi diventata via dell’Edilizia, sull’altra sponda del Basento, oggi denominata via della Chimica, altri insediamenti per lo più commerciali, un’altra area simile s’è sviluppata a Riofreddo, in pratica quella che oggi viene denominata “zona industriale” si sviluppa da Rossellino fino a Riofreddo.

Ilo Consorzio ASI ha gestito per anni questa “porzione” di città potendo contare sui finanziamenti statali, infrastrutturando tutta l’area e costruendo, fra l’altro, il ponte Musmeci, capolavoro d’architettura e principale accesso alla città per chi arriva dal raccordo autostradale Potenza-Sicignano e dalla Basentana.

Col tempo però quell’area si è completamente trasformata ed ha completamente perso le caratteristiche che determinarono l’inserimento nelle aree consortili dell’ASI. Alcune delle grandi aziende insediate hanno chiuso i battenti, a cominciare dalla Cip Zoo, e l’area s’è pian piano trasformata in area commerciale e direzionale e sono emerse le contraddizioni derivanti dalla gestione di quest’area “delegata” ad un Consorzio che come missione aveva il compito di creare opportunità per nuovi insediamenti industriali.

La pianificazione urbanistica delegata al Consorzio ASI è stata improntata a scelte adatte ad un’area che doveva ospitare industrie e quindi non si è pensato di dotare la zona di strutture adatte agli insediamenti che si sono creati che non sono stati di tipo industriale. Mancano parcheggi e marciapiedi, il trasporto pubblico è carente.

Con l’adozione del Regolamento Urbanistico avvenuta qualche anno fa il Comune di Potenza non ha tenuto fuori tutta l’area compresa nelle competenze del Consorzio ASI, ciò ha creato le prime polemiche quando s’è appreso che in via della Tecnica si sarebbero realizzati altri fabbricati dalle volumetrie esuberanti derivanti dal Piano Regolatore consortile e che metterebbero in ginocchio la viabilità in quanto pianificata secondo le esigenze derivanti dallo strumento urbanistico del Comune di Potenza.

Oggi quel pezzo di città si è completamente trasformato, poche le industrie ancora in attività una delle quali, la Siderpotenza, andrebbe urgentemente delocalizzata, tantissimi i fabbricati che ospitano attività commerciali, non mancano le attività direzionali e quelle artigianali, anche il settore dei servizi è largamente presente. Durante la giornata sono migliaia le persone che “frequentano” la zona in virtù della presenza di importanti uffici: l’ARPAB, la Camera di Commercio, l’ARBEA, l’Ufficio del lavoro, la RAI e tante piccole attività pubbliche e private.

Per sopperire alla mancanza di parcheggi in via della Fisica qualche anno fa venne “demolito” un marciapiedi e trasformato in parcheggio, caso più unico che raro in Italia.

Nelle aree di competenza del Consorzio ASI vigono leggi e normative particolari che vennero emanate per gestire insediamenti industriali e che oggi mal si conciliano con l’attuale status.

Da qualche tempo il Consorzio ASI, per sopperire alla mancanza di fondi che lo Stato ha cessato di erogare, ha introdotto una quota “condominiale” a carico delle attività insediate a fronte di erogazione di alcuni servizi, ma nelle aree industriali all’interno della città si è al cospetto di doppia tassazione a carico degli imprenditori, infatti i servizi che sono erogati dal Consorzio, per esempio la pulizia e manutenzione delle strade sono utilizzati dall’intera cittadinanza e non solo dagli insediati che li pagano, la raccolta dei rifiuti, è affidata al Comune e pagata dagli insediati direttamente all’Ente, l’acqua viene fornita dall’ASI ma è pagata a parte, in sostanza si fa pagare due volte per gli stessi servizi. Ovviamente chi opera nelle aree consortili non è contento di essere sottoposto ad una tassazione supplementare rispetto agli imprenditori che operano fuori dall’area consortile.

Dopo oltre 50 anni, grazie al dibattito scatenatosi intorno al Parco della Città, si torna a parlare del “rientro” di tutte le aree oggi gestite dal Consorzio ASI alle competenze amministrative del Comune di Potenza, il confronto politico è diventato vivacissimo, è evidente che dietro la questione ci sono interessi particolari e qualcuno vorrà mantenere privilegi acquisiti col tempo ma l’interesse della città e dei cittadini deve prevalere e lo scorporo della parte più pregiata di Potenza dalle competenze del Consorzio ASI è una priorità assoluta.


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SOCIETA'
3 maggio 2010
Monnezza e polemiche

 


Riceviamo e per intero pubblichiamo la nota di Pio Abiusi, un potentino trapiantato a Matera, una nota circa le polemiche suscitate a seguito dell’annuncio di un corposo aumento della TARSU (la tassa per lo smaltimento per i rifiuti solidi) abbattutosi sui potentini.

Occorre fare chiarezza sui rifiuti solidi urbani

Con l’ulteriore incremento della Tarsu, Potenza si classifica ai primi posti tra le città capoluogo come costo a mq della tassa.
La situazione viene ulteriormente appesantita se si va a paragonare quel costo alla quantità di rifiuti smaltiti.
La Basilicata è la regione che produce meno rifiuti pro-capite all’anno e cioè 386 chili.
Durante la permanenza nella città capoluogo di Regione calcolai che il sacchetto settimanale di rifiuti mi costava, circa, 10 Euro.
Se la spesa regionale è inferiore a quella nazionale lo si deve alla città di Matera( sarebbe bene non farlo sapere in giro) dove il costo a mq della Tarsu è circa 1/3 rispetto a quella di Potenza.
Parlare di T.I.A. ( Tassa integrata Ambientale) credo si utopia eppure avrebbe dovuto sostituire del 1 Gennaio scorso la Tarsu..
Solo il 15% dei Comuni italiani l’ha già adottata.
La Tia, come è noto, è la tassa che ha come riferimento la quantità di rifiuti prodotti e non già i mq dell’appartamento disponibile.
Se Potenza applicasse la TIA , mantenendo gli attuali parametri, con molta probabilità avrebbe la tariffa più elevata nell’intero scenario nazionale. Il quadro dei rifiuti appare più preoccupante perché sembra che non si sia capito bene il problema ed il modo di approcciarsi ad esso.
Il circuito virtuoso è quello della raccolta differenziata cosiddetta porta a porta che può anche essere gestita a livello condominiale e non già necessariamente per ciascuna abitazione, essa porta rapidamente a valori d differenziata superiori al 50% .
Questo significa ridurre l’uso delle discariche e non ci sarebbe bisogno di doverle ampliare ad ogni piè sospinto e di far fare alla monnezza il tour della Basilicata.
L’approccio non è purtroppo compreso, infatti il comune di Lauria sta attrezzando un impianto in cui si dividono i materiali ferrosi dall’umido che verrà destinato alla discarica e dal secco che sarà avviato all’inceneritore. Ovviamente il secco prodotto non saranno ecoballe perché gli inerti non vengono selezionati e neppure le plastiche, quelle non clorurate; resta fuori dalla selezione la carta ed il cartone, la plastica, il vetro ed immagino anche le medicine, le batterie ed i solventi.. Non siamo in presenza di ecoballle da utilizzare come CDR ma solamente di rifiuti da bruciare in barba all’emissione di diossine , del particolato ed ogni ben di Dio.
Anche a Matera c’è un impianto di compostaggio.
Le vasche del compost sono utilizzate per discarica e con il secco si sono create montagne di balle che sono in attesa di destinazione. Quale sarà la loro destinazione finale? Non è difficile prevedere un inceneritore o un impianto passato per tale.
Anche il commissario dell’Ato unico si esprime in maniera piuttosto timida, come è proprio per un organismo “istituzionale” sistemato nell’ambito delle poltrone di sottogoverno disponibili.
Bisogna dire che senza la differenziata non se ne esce, certo che così facendo i rifiuti smettono di essere un business per imboccare la via virtuosa del riutilizzo.
Detto tutto questo bisogna dire che piccoli investimenti, nella fase di avvio, bisogna però farli: i contenitori per la differenziata, gli impianti di trasferenza , non ci si inventa nulla ci sono società specializzate che hanno fatto la loro fortuna sulla differenziata da oltre 40 anni.
Per tornare all’Acta di Potenza oltre a stressare i cittadini, tramite il Comune, con la elevata tariffa finisce anche in rosso e poco si giustifica un costo per il Consiglio d’Amministrazione pari ad un Meuro. Se il sevizio fosse esternalizzato basterebbe al massimo un dirigente; il rapporto tra diretti ed indiretti che è pari al 20% credo si ridurrebbe , il rapporto potrebbe anche essere maggiore se non tutti gli operai sono addetti alla produzione e per poi, alla fine di tutto, si avviano i rifiuti in discarica e si attende fiduciosi l’attivazione di un vecchio arnese ridefinito eufemisticamente” “termovalorizzatore” e del quale non si sono quantificati neppure i costi di gestione..
Ricapitolando : percentuale di raccolta differenziata molto bassa e che si incrementa annualmente in maniera insignificante, Tarsu elevata e forse- rapportata alla quantità di rifiuti prodotti- la più elevata a livello nazionale, conti in rosso , posti di sottogoverno –trasversali- denominati Consiglio d’Amministrazione. Vendere la S.p.A.? è molto improbabile, i privati acquistano le società pubbliche che funzionano a debito , le spolpano e le restituiscono scheletrite. E’ sempre successo così in Italia; ipotizzare di vendere un carrozzone è pura illusione forse non si trova interlocutore neppure a volerla regalare.
Credo ci sia poco da gioire.

Pio Abiusi


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vita scolastica
15 marzo 2010
Quanto è sicura la scuola di tuo figlio?

Aderendo all’invito di un consistente numero di genitori i cui figli frequentano le scuole cittadine apriamo un dibattito sulla sicurezza degli edifici scolastici (e non solo) nella città di Potenza.

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Quanto è sicura la scuola di tuo figlio?

Consulta i documenti ufficiali. Omaggio alla trasparenza.

 

La cultura della trasparenza non appartiene alla città di Potenza. Accade infatti che di fronte alla richiesta di documenti, nel dubbio che il richiedente possa appellarsi alla legge n. 241/90 sulla trasparenza degli atti amministrativi, si nega di possederne copia. Si avvia il povero cittadino verso una difficilissima ricerca tra amministrazioni diverse, tutte accomunate dalle medesime pratiche. Preso per stanchezza, il più delle volte il cittadino demorde. Così tutto rimane avvolto nel silenzio, in genere utile a coprire le inefficienze della pubblica amministrazione.

È il caso dell’edilizia scolastica. È noto che il comune di Potenza, come la maggior parte dei comuni italiani, abbia difficoltà ad affrontare e risolvere il problema della disponibilità di strutture adeguate alle esigenze scolastiche, legate tanto agli aspetti funzionali quanto a quelli della sicurezza, entrambi opportunamente regolati da apposite normative. In un rincorrersi di emergenze, spesso si finisce per creare situazioni di forte incertezza, in cui vengono nascoste a genitori, insegnanti e studenti le informazioni essenziali. Di tanto in tanto, magari sollecitati da eventi tragici quali il terremoto dell’Abruzzo, qualcuno comincia a porsi, oltre ai problemi logistici quotidiani, anche domande sulla sicurezza ed in particolare su quella sismica. E qui si entra nell’omertà più totale, probabilmente dettata dalla delicatezza del tema. La soluzione più conveniente non può che essere quella di fingere di non sapere. È esattamente quanto accaduto nel caso della scuola media Sinisgalli, ed in particolare delle succursali di via Leoncavallo e via Manhes, entrambe ubicate in edifici insicuri, come risulta da studi specifici sulla vulnerabilità sismica. Purtroppo, nonostante se ne conoscesse l’esistenza, questi studi non sono stati messi a disposizione degli organismi scolastici né dal comune di Potenza, né dal Dipartimento della Protezione Civile della Regione Basilicata. Dopo mesi di silenzi e mezze verità, alcuni genitori sono entrati in possesso dei risultati degli studi relativi agli edifici in questione.

Tali studi sono stati eseguiti nell’ambito del 1° Programma Temporale delle Verifiche del patrimonio edilizio strategico e rilevante e riguardano la valutazione della vulnerabilità e del rischio su alcuni dei plessi ospedalieri e scolastici della regione Basilicata, per un totale di oltre 200 edifici sottoposti a verifica. In particolare, sono stati presi in considerazione 12 plessi ospedalieri, collocati nelle province di Potenza e Matera, edifici scolastici comunali collocati nelle province di Potenza e Matera, ed edifici scolastici di proprietà delle Amministrazioni Provinciali di Potenza e Matera.

Tutte le analisi di vulnerabilità eseguite sono state successivamente sintetizzate e rielaborate nell’ambito di una Convenzione di ricerca stipulata nel luglio 2007 tra Regione Basilicata (Dipartimento Infrastrutture, Opere Pubbliche e Mobilità) e Università della Basilicata (Dipartimento di Strutture, Geotecnica e Geologia applicata, DiSGG), avente come obiettivo specifico la Definizione di criteri per la predisposizione di scenari di intervento per la mitigazione del rischio sismico su edifici strategici ed a rischio rilevante di cui all’art. 2 della OPCM 3274/2003 ed alla DGR 2000/2003.

Tra i contenuti dello studio, che abbiamo ritenuto di rendere accessibile su questo sito, si ritrovano:

1)   la valutazione della vulnerabilità attuale degli edifici strategici ed a rischio rilevante e del rischio sismico di ciascuna struttura;

2)   la stima dei costi da sostenere sul singolo edificio al fine di diminuirne la vulnerabilità, e quindi il rischio, di una prefissata quantità;

3)   le curve tempo-rischio sismico sulla base di diversi scenari di intervento e di disponibilità economica (riduzione nel tempo del rischio sismico globale dell’intero campione di edifici per l’effettuazione di interventi di adeguamento o miglioramento sismico, al variare della disponibilità economica);

4)   le analisi dei risultati da cui trarre le indicazioni utili per individuare le migliori strategie di intervento per la mitigazione del rischio sismico degli edifici esaminati.

 

Ci sembra doveroso evidenziare che, trattandosi di studi tecnici, sarà opportuno richiedere alle amministrazioni tutti i chiarimenti necessari ad una piena acquisizione di conoscenza sulla sicurezza degli edifici pubblici e sulle strategie di riduzione del rischio.

Elenco dei documenti consultabili:

RELAZIONE SULLA VULNERABILITA’ SISMICA E LADEFINIZIONE DI TIPOLOGIE DI INTERVENTO ADOTTABILI PER LA SCUOLA “F. TORRACA” DI VIA B. BONAVENTURA. (7,1 MB – occorre ADSL)

 

DEFINIZIONE DI CRITERI PER LA PREDISPOSIZIONE DI SCENARI DIINTERVENTO PER LA MITIGAZIONE DEL RISCHIO SISMICO SU EDIFICI STRATEGICI ED A RISCHIO RILEVANTE (3,4 MB – occorre ADSL)

 

VERIFICHE SISMICHE – Documento elaborato dalla Regione Abruzzo (150 kb)

 

Dal sito internet della Scuola Media Sinisgalli – Corrispondenza con il Comune di Potenza  (2,3 MB – occorre ADSL)


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permalink | inviato da ViviPotenza il 15/3/2010 alle 6:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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